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Missione missionaria
di Luciano Marini (Dicembre 2009)
6 giugno 1930: dal porto di Venezia parte per l’Africa il piroscafo
Maiella. Tra i passeggeri ci sono 7 frati conventuali, hanno un
grande crocifisso appeso al collo. Sono missionari che provengono
dalle Marche e sono in partenza per la Rodesia del nord
che, con l’indipendenza, si chiamerà Zambia. Arriveranno a destinazione
solo nell’aprile del 1931, dopo aver viaggiato in nave,
in treno, su camion e a piedi. Hanno nel frattempo, fermandosi
presso altri missionari, studiato l’inglese – la lingua del potere
coloniale – e un po’ quella locale, il cibemba.
La zona loro affidata è quella delle grandi miniere di rame nel
nord del paese. Per le leggi coloniali, che impongono la separazione
tra i gruppi etnici, devono abitare tra i pochi inglesi, quasi
tutti anglicani, ma svolgono il loro servizio missionario particolarmente
tra i minatori africani che provengono da diverse tribù
vicine. Tra loro i cattolici sono pochi e la missione è quindi proprio
primo annuncio della fede e fondazione della Chiesa. Non
ci sono luoghi di culto o strutture ecclesiali; i frati, sotto la guida
di p. Francesco Mazzieri, superiore della missione e che nel 1959
sarà il primo Vescovo della neonata diocesi, si adattano in capannoni
delle miniere che diventano chiese e conventi. L’Ordine
intanto segue con sollecitudine la nuova missione e nei primi 15
anni invia altri 15 missionari. Si aprono nuove presenze nella foresta,
si avvia il seminario per la formazione del clero locale, ci si
impegna in opere sociali; nelle zone rurali e nelle periferie urbane
infatti non esistono strutture sanitarie e scolastiche.
TEMPI EROICI
A leggere oggi i resoconti della vita missionaria di quei primi anni si
rimane affascinati; si racconta di leoni che di notte vengono a sbranare
i pochi animali domestici della missione, di serpenti trovati
sotto i letti, di re a cui si deve rendere omaggio prima di iniziare
a predicare nel loro regno. E poi la generosità dei frati, coadiuvati
da suore e laici volontari, nel servizio agli ultimi: lebbrosari, centri
medici, bambini con handicap, scuole e laboratori, si avvia una
tipografi a, la Mission press, che pubblicherà la rivista cattolica più
diffusa nel paese.
“Voglio ritornare in Zambia”, mi disse un giorno p. Efisio, rientrato
in Italia perché malato ed anziano. “Ma sei malato, devi farti curare,
sei anziano” gli risposi. “No, devo ritornare perché i miei lebbrosi stanno
morendo, devo costruire per loro un nuovo reparto per ricoverarli”. E ripartì,
dedicandosi ai suoi malati fino agli ultimi giorni della sua vita.
MISSIONE MISSIONARIA
Oltre 160 frati di diverse nazioni hanno svolto il loro servizio
missionario in Zambia ed oggi la missione è diventata Provincia
indipendente con più di 100 frati locali. Una quindicina
le comunità francescane che servono circa 20 parrocchie, un
centinaio di stazioni nella foresta e tante opere sociali.
L’ultima significativa iniziativa della missione zambiana è
l’apertura di una missione nel vicino Malawi, un paese poverissimo,
con grande carenza di clero. “Chi incontra Cristo non può
tenerlo per sé, deve annunciarlo agli altri” aveva scritto Papa Giovanni
Paolo. Così hanno fatto i generosi frati zambiani; hanno
ricevuto il vangelo dai missionari ed ora sentono di doverlo
portare a fratelli africani che ancora non lo conoscono.
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