Di fronte agli oltre 7mila pellegrini presenti in Vaticano per l’udienza del mercoledì, papa Ratzinger ha parlato oggi del senso della Quaresima, il periodo di 40 giorni che inizia oggi pomeriggio con il tradizionale rito dell’imposizione delle ceneri nella basilica di Santa Sabina sull’Aventino, celebrato dallo stesso pontefice.
Nella sua omelia, il Papa ha voluto ricordare che - anche se l’orizzonte in questo momento sembra bloccato dalle “nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno” - per la Chiesa il “deserto” attuale “può trasformarsi in tempo di grazia” e di “rinnovamento spirituale”.
Benedetto XVI ha messo l’accento sull’aspetto “ambivalente” del tempo di Quaresima – periodo in cui l’uomo è in bilico tra tentazione e grazia, tra caduta e rinnovamento. Facile leggere in filigrana nelle parole del Papa gli scandali e le polemiche che hanno attraversato la Curia nelle ultime settimane.
La “ambivalenza” della Quaresima, per Benedetto XVI, descrive efficacemente la “condizione della Chiesa in cammino nel ‘deserto’ del mondo e della storia”. Un deserto che offre ai credenti la possibilità di una “profonda esperienza di Dio” ma che è profondamente segnato da aspetti negativi: “L’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento alla trascendenza”.
In questo orizzonte, anche per la Chiesa il “cielo” si fa “oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno”.
Ma, ha aggiunto Benedetto XVI, questo non deve scoraggiare perché “anche per la Chiesa di oggi il tempo del deserto può trasformarsi in tempo di grazia, poiché abbiamo la certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva che disseta e ristora”.
D’altra parte, il papa aveva ricordato che, “in modo sorprendente” e “naturalmente senza alcun compromesso col peccato”, l’ambivalenza della Quaresima si ritrova persino nella vita di Gesù, durante i 40 giorni di preghiera solitaria nel deserto. Ma è proprio in quel momento che Gesù è in “pericolo”, perché “assalito dalla tentazione e dalla seduzione del maligno”.
Satana gli propone una “via messianica lontana dal progetto di Dio”, una strada facile che passa attraverso “il potere, il successo, il dominio e non attraverso il dono totale sulla Croce”. Un “messianismo di potere” e di “successo”, radicalmente opposto a quello di “amore” e “dono di sé” fatto proprio da Gesù.
È il numero 40, che da filo conduttore a queste esperienze – 40 anni nel deserto per Israele, 40 giorni per Gesù, per citare gli episodi più noti –, a dare il nome al periodo di Quaresima (da “Quadragesima”, cioè tempo di quaranta giorni).
“Con questo ricorrente numero quaranta – ha spiegato il papa - è descritto un contesto spirituale che resta attuale e valido, e la Chiesa, proprio mediante i giorni del periodo quaresimale, intende mantenerne il perdurante valore e renderne a noi presente l’efficacia”.
Per la Chiesa, la Quaresima “ha lo scopo di favorire un cammino di rinnovamento spirituale, alla luce di questa lunga esperienza biblica e soprattutto per imparare ad imitare Gesù”. Ma gli “atteggiamenti e situazioni ambivalenti” propri di questo tempo sono testimoniati dalla storia della peregrinazione di Israele nel deserto, il tempo delle “tentazioni e dei pericoli più grandi, quando Israele mormora contro il suo Dio e vorrebbe tornare al paganesimo e si costruisce i propri idoli, poiché avverte l’esigenza di venerare un Dio più vicino e tangibile”.(Vatican Insider)
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